Il colore delle bottiglie di birra ha una ragione scientifica. Ecco qual è

In molti di noi non prestano molta attenzione al colore della birra, ma oggi le cose sono cambiate e ogni birra assume un colore particolare a seconda di alcuni dettagli che riteniamo poco rilevanti a torto. I birrai hanno iniziato a sperimentare il processo di imbottigliamento nel 16esimo secolo, ma fino a un secolo dopo iniziarono a commercializzare il prodotto che divenne molto popolare.

Il problema principale era che il vetro usato non era molto forte, e così, la pressione finiva addirittura per spezzarlo. Ecco che arrivò quindi la grande innovazione del collo lungo. Il vetro ad ogni modo fu scelto perché manteneva la birra fresca e più a lungo, ma se questa veniva lasciata al sole per lungo tempo, le sue proprietà e il suo sapore, oltre che il suo odore sarebbero stati alterati.


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È facile che i raggi UV infatti causino la decomposizione degli acidi del luppolo scatenando la reazione avversa con lo zolfo. Quindi gli scienziati hanno deciso di tingere il colore del vetro, per proteggere la birra dai raggi UV, come fosse quasi un vetro da occhiali da sole. Il vetro marrone, come sappiamo, fu quello più usato da moltissime marche. La carenza di questo colore di vetro, durante la seconda guerra mondiale, fece sì che venisse prodotto il vetro verde, per evitare quello trasparente.

Sebbene, il colore più efficace rimane sempre il marrone, ancora oggi, molte birre vengono imbottigliate nel vetro verde, per puro gusto estetico. È anche vero che il colore del vetro oggi ha sempre meno importanza visto che ci sono alcuni rivestimenti che bloccano i raggi UV, a prescindere dal colore. La birra contiene malto, acqua e il suo contenuto calorico e proteico non è molto alto, come sappiamo, è oggi una delle bevande più apprezzate, ma meglio andarci sempre molto cauti.

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