Una donna indossa lo stesso vestito per 100 giorni di seguito per combattere le mode ed aiutare il pianeta

La moda ecosostenibile sta ormai sempre più entrando a far parte dei nostri interessi. Sono sempre più, ormai, i consumatori che prestano attenzione alla composizione dei vestiti e all’acquisto di capi ecologici. Sarah Robbins-Cole, una donna di 52 anni di Boston, ha deciso di intraprendere una challenge all’insegna della moda sostenibile.

Sarah ha aperto il suo account instagram proprio per condividere la sua esperienza durata oltre tre mesi. Ha iniziato il 16 settembre e per 100 giorni consecutivi ha indossato lo stesso abito. Il capo scelto da Sarah è ovviamente un capo di origine sostenibile, realizzato in lana e appartiene ad un brand che ha deciso di lasciare a lei e ad altre donne questa interessante sfida.

Cercare di non acquistare più nei fast fashion, provando ad intraprendere una lotta al consumismo, con l’obiettivo principale di aiutare il pianeta, è stata la ragione principale per cui Sarah ed altre 200 ragazze hanno accolto con entusiasmo e particolare interesse questa bizzarra sfida.

Con grande sorpresa, per Sarah indossare per 100 giorni gli stessi abiti è stata una rivoluzione, poiché ha deciso di non acquistare nuovi capi per il nuovo anno, in quanto consapevole di averne abbastanza, ed oltretutto l’ha salvata dall’ansia di dover scegliere cosa mettere ogni mattina.

Ognuno di noi, probabilmente, nel proprio guardaroba ha una quantità di vestiti che non utilizza, ma basterebbe averne meno della metà per vivere comunque bene ed evitare, così, inquinamento. I vestiti prodotti, infatti, consumano un’ingente quantità di acqua per la produzione di cotone, e soprattutto molte delle catene di abbigliamento non hanno un’etica dietro la loro produzione, e per questo sarebbero da non acquistare.

Ci sono davvero tante alternative eco sostenibili sul mercato dell’abbigliamento, e sarebbe davvero ora di cominciare a credere nell’importanza di questi obiettivi, per la salvaguardia nel nostro pianeta, ma anche nell’ottica di un lavoro etico e solidale.