Coppia Brasiliana ripianta 2 milioni di alberi in 20 anni ridanno vita all’ecosistema di una foresta. Le foto della trasformazione del paesaggio

Una coppia, marito e moglie ripopolano una foresta in 20 anni con un paio di milioni di alberi ricreando l’ecosistema perduto

Di fronte ai cambiamenti climatici ci chiediamo se è possibile rimediare a tutti i danni al nostro ecosistema causati da noi uomini e dal nostro comportamento poco responsabile.

Ecco l’esempio di questa coppia brasiliana che ha dimostrato che è possibile.

Lui Sebastião Salgado è un foto-giornalista, sua moglie Lélia è attivista per l’ambiente.

Riunendo le forze hanno fatto rivivere svariati ettari della Valle del fiume Doce, fra gli stati di Minas Gerais e di Espírito Santo.

Questa valle desertificata era in un grave stato di abbandono e degrado.

Di fronte al disastro ambientale la coppia brasiliana si è data da fare, con pazienza e costanza ha dimostrato che anche poche persone possono contribuire ad avere un mondo più sano.

Dopo essere stato molto tempo in Ruanda a documentare i genocidi, Sebastião Salgado è tornato nel 1990 nella sua terra, ma purtroppo non l’ha trovata come se la ricordava in passato.

Erano scomparsi gli alberi e le piante che un tempo la popolavano, e al loro posto solo terra secca e sterile. Gli animali erano emigrati in luoghi migliori in cui vivere.

Salgado, nel 2015, ha raccontato al “The Guardian” come era ammalata la sua terra e quanto ne fosse afflitto. Era rimasto il 0,5% della foresta.

In seguito, lui e sua moglie Lélia hanno avuto la geniale idea di ripiantare alberi.

E dopo poco l’ambiente ha cominciato a rivivere con uccelli, pesci e insetti. Per la coppia questo è stato il momento più importante.

E’ stato il 1998, quando Sebastião e Lélia Deluiz hanno istituito l’Istituto Terra, un progetto con lo scopo di realizzare questo sogno condiviso di “ripiantare una foresta in Brasile”.

Lavorando con devozione insieme ai volontari dell’Istituto Terra, 17 mila acri ormai devastati hanno ricominciato a vivere.

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